Arte e storia
- I PRIMI SECOLI
- IL MEDIOEVO
- INVENTARIO MANOSCRITTO
- LA CERTOSA DEL MONBRACCO
- INCISIONI RUPESTRI
- IL CASTELLO
I primi secoli
Il territorio sul quale oggi sorge Envie fece parte in epoca pre-romana
di quella zona abitata dai liguri celti dove la popolazione dei liguri (montani)
occupavano la parte montagnosa ed i celti preferibilmente quella in pianura.
In epoca romana faceva parte dell'agro forovibiese, costituendo un "pago" presso
cabur (cavour), insediamenti che presero vita dopo il 44 a.c. forum vibü venne fondato
da Caius Vibuis Pansa proconsole della Gallia cisalpina nelle terre della tribù Stellatina.
Il toponimo Envie è forse tra i nomi di luogo più difficili da interpretare.
Personalmente concentrandomi sul termine occitano "vihe" sarei portato a tradurlo
"in vihe" come "tra le vie",
ossia quel luogo che viene compreso tra l'antica via Monea (lastricata) che corre a mezza costa
sulle pendici del monte Bracco unendo ancora oggi Revello a Barge e quindi Cavour
e la vecchia strada per Barge che da Saluzzo si snoda nella pianura passando per Revello - Envie
e quindi ancora fino al crocevia di S.Martino.
Le testimonianze non mancano del tutto.
Presso via Monea, oggi via Carrà...ta, si è
ritrovato un masso sepolcrale risalente al III secolo recante il testo Vibia C(ai)f(ilia)Tectia.
L'Eandi, sempre lungo via Carrà, nei pressi di S.Quirico ai confini con
Barge, osservò un'altra lapide romana ma talmente illeggibile da non poterne interpretare il testo.
Anche nel primo tratto della pianura enviese si trovarono monete dell'imperatore
Antonino e resti di tombe a "capuccina", ossia laterizi dentati.
Si può effettivamente sottolineare la curiosa posizione "microgeografica" di Envie!
Sbocconcellata tra Barge, facente parte da sempre di quel territorio che guarda a Torino,
contro quell'altro, che verso sud, è piuttosto saluzzese.
Ma la sua divisione si smembra ancor più osservando che parte del Comune gravita
socialmente e commercialmente verso il bargese come la
frazione di Occa mentre il concentrico e le altre borgate vedono preferibilmente
Saluzzo! Ed a mezzo domina il Monbracco che pare prenda le distanze dalla
Grengia, ancor oggi, detta Grengia di Torriana dove Torriana fa parte di Barge
e per di più era stata una dipendenza dell'abbazia di Staffarda quale azienda
fortificata dell'Ordine Cistercense.
Envie appartenne, quasi sempre, al Marchesato di Saluzzo proprio ai confini
con la Barge athands, confini che non gli appartennero realmente mentre Revello
era sommamente vigile dall'alto dei suoi castelli sempre sul Bracco.
Rimase perciò "tra le vie" per secoli!
Il medioevo
Il secolo XII vede i primi signori del feudo enviese donare terre all'Abate di Staffarda
(cartario di Staffarda anni 1122-1313) e come loro altri proprietari dai nomi
decisamente di origine germanica accando ad altri che li definiscono del luogo e
di certo latinizzanti.
Tutto ruota intorno all'Abbazia che diventa centro e fulcro della società
di allora contribuendo a migliorare l'agricoltura e diventando per lungo tempo anche il
centro economico e finanziario di un territorio sempre più vasto e complesso.
I cistercensi interagiscono con il Marchesato e con le abbazie vicine come quella di Rifreddo
e di Carmagnola, prestano denaro ai signori del luogo, incrementano le coltivazioni agrarie
con bonifiche e nuove colture quali il riso, fino ad assumere un'importanza anche politica.
Parte rilevante dei terreni di Envie erano proprietà o in enfiteusi dei monaci bianchi
di Santa Maria di Staffarda.
La chiesa principale di Envie, dedicata ai santi Marcellino e Pietro,
è già citata nel 1202 in un atto notarile e nel 1259 in una confermazione del vescovo Gandolfo di Torino.
La affianca il campanile romanico sul cui ultimo piano sono visibili le pitture a fresco
raffiguranti due stemmi della casata dei Cacherano già signori di Envie.
I caratteri sono gotici e gotico fu il restauro dell'intero edificio apportato nel XV secolo.
All'interno, di particolare pregio, si vede un fonte battesimale gotico del secolo
quindicesimo, l'organo settecentesco restaurato alla fine degli anni ottanta.
La parrocchiale fu ampliata nel 1762 ripresentandosi con la facciata in stile barocco,
quando sul portale si legge (1702) che gli enviesi avevano ricostruito per la terza volta
il loro tempio.
La chiesa di Santa Maria dell'Occa come oggi la ammiriamo, è attribuita
alla metà del '700; barocca è la facciata e molti furono i ritocchi eseguiti durante gli
ultimi secoli. Ma sicuramente esisteva fin dal 1500 una prima cappella come si evince
dalla base del campanile molto più antica.
È comunque dopo il '600 che la chiesa di Occa viene visitata come piccolo santuario
dai fedeli delle vicine parrocchie. Il luogo acquisisce importanza anche fuori della
frazione e la chiesa si arricchisce di affreschi, quadri ed addobbi che lo abbelliscono
pur nella ristretta dimensione.
In ultimo è di buon rilievo ricordare i dipinti ottocenteschi del
Borgna, pittore nativo di Martiniana Po, apprezzato e presente in tutto il Saluzzese.
Forse non è un caso che l'edificio sorga proprio sulla strada denominata via Carrà, strada
romana per il transito commerciale.
Inventario manoscritto
- 1360
- Infeudazione al Marchese Federico II di Saluzzo, delle terre di Saluzzo, Revello, Envie, Martiniana...
- 1368
- Giuramento di fedeltà ad Amedeo Principe d'Acaja della comunità di Envie
- 1378
- Amedeo d'Acaja giura fedeltà al Conte Amedeo VI di Savoia, il quale gli conferma l'investitura anche di Envie
- 1384
- Affitto, sempre da parte di Amedeo d'Acaja, al signor Cumino Caillia d'Envie
- 1412
- Investitura a Guglielmino Cacherano
- 1415
- Sentenza per delimitazione confini tra le comunità di Envie e Revello
- 1538
- Francesco Marcellino Cacherano giura fedeltà al re di Francia Francesco I
- 1559
- Giovanni Michele Cacherano presta l'omaggio di fedeltà al Duca Emanule Filiberto di Savoia
- 1561
- 1ª concessione per una fiera ad Envie con cadenza annuale
- 1566
- Giovanni Cristoforo Cacherano ottiene l'infeudazione di Envie
- 1576
- Palemone Cacherano riceve il feudo di Envie
- 1588
- Giovanni Michele Cacherano investito del feudo di Envie
- 1623
- Passaggio del feudo a Giorgio Cacherano
- 1672
- Riceve il feudo Antonio Maria Amoretti
- 1733
- Il cavaliere Giuseppe Battista Deodato Amoretti riceve l'investitura dal re di Sardegna Carlo Emanuele III
La Certosa del Monbracco
Nell'anno 1250 il prete Taurino ottenne di poter costruire sul monte Bracco una o più chiese di monaci regolari.
Se ne edificarono tre: una dedicata a San Salvatore (attualmente rimangono pochi ruderi),
un'altra alla Santa Croce e alla Vergine Maria (1274).
Intorno al 1300 i Certosini lasciarono il Monbracco e gli edifici passarono sotto il controllo dei cistercensi di Staffarda.
Ritornano nel 1325 aiutati da consistenti donazioni da parte di Giorgio di Saluzzo.
Dal 1378 al 1417 la Certosa aderì al partito di Clemente VII che aveva trasportato la propria sede apostolica ad Avignone.
Nel 1511 Leonardo da Vinci cita la certosa in un suo scritto:
"Monbracho sopra saluzo
sopra la certosa un miglio a piè di Monviso
a una miniera di pietra
faldata la quale e biancha
come marmo di carrara senza
machule che è della dure
za del porfido obpiu-
delle quali il compare
mio maestro benedet
to scultore a impro
messo donarmene una
tabulletta x li colori.
Adì 5 de genaro 1511
Arottino dà turino ne alcune chesso'/berettine forte dure."
Venne pure denominata "Trappa" poichè, nel periodo della Rivoluzione Francese, nel
convento vennero ospitati i frati Trappisti esuli dalle Terre di Francia.
Ultimamente proseguono gli accertamenti degli affreschi nascosti sotto diversi strati di
intonaco rivelando vere opere d'arte.
La chiesa è tutt'ora sita nel Comune di Envie.
Bibliografia utile:
Envie, storia, cultura ed arte di una terra del Bracco (Giorgio di Francesco e Tiziano Vindemmio) - Alzani Editore
Mombracco montagna sacra di Pasquale Natale - Artistica Piemontese
Incisioni rupestri
Tutto il massiccio del Bracco presenta una gamma piuttosto fitta di incisioni rupestri.
Tali segni di "arte rupestre" sono stati censiti da pochi anni, infatti si iniziò appena negli anni settanta.
Nei decenni successivi la ricerca si fece più mirata grazie al coordinamento del Centro Studi di Arte Preistorica di Pinerolo.
Il sito archeologico del Monbracco entra nel piano programmato del comprensorio pinerolese quale zona culturalmente affine.
Cronologicamente l'arte rupestre preistorica del Bracco (come le zone vicine) va dal Neolitico finale (età della pietra levigata)
e l'età del Bronzo (300 - 800 a.C.) all'Età del Ferro da collocare intorno al V - VIII sec. a.C.
È assai probabile, inoltre, che alcune coppelle ed incisioni cruciformi siano da attribuire ad un periodo Protocrisitano (IV secolo)
e continuino in quello medioevale.
Il Castello
Oggi non conserva più nulla del trecentesco edificio eretto dai Malabaila.
In origine era suddiviso in due corpi: il Castrum Domini ed il
Castrum Hominum, di cui il primo
racchiuso da mura fortificate e da un fossato.
Il suo nucleo è rettangolare con orientamento nord-sud ed un fossato ne circondava tutto il perimetro.
È diviso in isole formate da piccole vie che partono dai due assi principali.
Una di queste isole corre lungo tutto il perimetro, ossia lungo le fortificazioni esterne dove sorgono
due torri cilindriche d'angolo e torri quadrate così dette di "cortina".
Il castello occupa il quadrante sud-occidentale.
A ponente le torri di fortificazione sono ancora perfettamente visibili, alte circa 14 mt, sotto le quali
è possibile passare su quello che fu il "camminamento di ronda".
Nel quadrante di nord-ovest permane la struttura edilizia in piccole cellule a 2 vani sovrapposti.
Fu ristrutturato nel 1835 in stile neogotico "Troubadour" ed il parco divenne un giardino botanico
accompagnato da una monumentale serra.
Ospiti assidui furono Massimo d'Azeglio e Silvio Pellico.
La struttura dell'insieme fortificato si può leggere nella mappa del 1742.







